In India

 
Pubblico questo contributo scritto da una mamma italiana che vive in una regione del Nord dell’India. Per abituarci ad avere uno sguardo ampio sul mondo…
 

L’uso del pannolino usa e getta per i bambini è iniziato nel secolo scorso con la crescita del benessere delle famiglie e con l’aumentare delle innovazioni tecnologiche. Alcuni paesi del Sud del mondo non hanno avuto (per fortuna?) queste opportunità e ancora vivono in modo molto diverso da come siamo abituati noi in occidente.  Questo succede maggiormente nei paesi dove il tasso di povertà è molto alto, oppure in alcuni posti dove la vita semplice delle zone rurali, all’aria aperta,  mantiene intatte le tradizioni di una volta.

Ho avuto la fortuna di sperimentare di persona questa realtà in India, dove vivo da alcuni anni con i miei bambini e dove ho visto come si sono comportate le mie cognate con i loro figli. L’India è un paese in veloce via di sviluppo e con l’arrivo del benessere e delle maggiori possibilità delle famiglie di viaggiare è ovvio che la comodità del pannolino prenda piede rapidamente. Tuttavia il suo uso è ancora molto limitato se non addirittura nullo. Nella maggior parte degli stati indiani, il clima è molto caldo per diversi mesi all’anno, questo sicuramente favorisce l’abitudine di lasciare i bambini piu’ scoperti, e se fanno la pipì nei pantaloncini, non ci vuole molto a dare una sciacquata ed a far asciugare i vestiti…

Nel mio primo periodo in India ricordo ancora lo stupore nel vedere mia cognata tenere il bambino accucciato con le gambe sollevate per fargli fare la “pupù” alla mattina, piu’ o meno allo stesso orario; suo figlio aveva circa 5-6 mesi ed io ero meravigliata perchè avevo sempre saputo che da noi si insegna a “guidare” i bisogni dei bambini intorno ai 2 anni di età (se non appena prima di andare alla scuola materna!). Certo ci vuole un po’ più di pazienza e occorre dedicarsi a questa incombenza mattutina con regolarità, ma alla fine diventa una salutare abitudine che gli indiani si portano dietro per tutta la vita (noi occidentali abbiamo sempre più problemi riguardo all’andare in bagno!).

Per i neonati solitamente si usano dei triangolini di cotone che vengono cambiati appena sporchi; i bambini vengono lasciati – estate e inverno – solo con un paio di pantaloncini che cambiano quando si bagnano. Certo capita che si bagni anche il vestito di chi lo sta tenendo in braccio, ma con un po’ di acqua si pulisce e poi asciuga. Di solito durante la giornata, ogni tanto la mamma prova a mettere il bambino “in posizione” e aspetta… Se è gia’ passato un po’ di tempo dall’ultima volta che ha fatto la pipì, è sicuro che la fa, così per un altro po’ è a posto… Quando il bambino diventa un po’ più grandicello impara a dire quando deve fare un bisogno, in genere intorno all’anno/anno e mezzo.

Nelle zone rurali e nei villaggi, la vita si svolge piu’ che altro all’aria aperta; nelle famiglie più povere (alcuni non hanno il bagno, vanno nei campi…) i bambini di 2-3 anni spesso – quando sono a casa – indossano solo la camicetta, che copre un po’ il fondoschiena. Più volte mi è capitato di vedere bambini che si chinano e la fanno dove capita, quando sentono il bisogno; poi arriva la mamma che lava il sederino e via… Per la notte viene messo un telo cerato o di plastica e qualche salvietta e quando il bambino è bagnato viene cambiato. Beh, alla mattina c’è sempre qualcosa in più da lavare…

Una mamma col suo bimbo nella fascia a Shimla, India.

Un’altra abitudine che mi stupiva molto all’inizio, perchè va completamente in contrasto con le abitudini occidentali, è quella di tenere il bambino a dormire insieme ai genitori da quando nasce, fino ad almeno 5-6 anni…Un po’ è dato dal fatto che le case sono molto modeste e quindi in genere non c’è “la camera dei bambini” con il loro lettino; i letti matrimoniali comunque sono più grandi e più rigidi rispetto ai nostri, quindi alla fine non si sta neppure cosi’ scomodi… Ma un altro importante motivo è che il bambino piccolo ha bisogno della vicinanza di qualcuno per essere rassicurato, rasserenato e non sentirsi abbandonato. In effetti i bambini indiani sono tenuti molto in braccio (se non dai genitori, dagli altri famigliari o dai fratelli più grandicelli) ed è difficile sentirli piangere, solo in casi di disturbi fisiologici, altrimenti sono molto tranquilli.

Certo, da noi le cose sembrano molto più complicate: in occidente spesso la mamma – soprattutto alla mattina – è da sola con 2-3 bambini da sistemare e mandare a scuola, bisogna mantenere i tempi, fare i conti col clima… Tra un estremo e l’altro credo che la cosa più giusta stia sempre nel mezzo: quando si viaggia o si deve andare fuori col freddo, il pannolino è una grande comodità; quando si sta in casa o il clima è più caldo si può fare benissimo senza; il bambino si sente più libero e impara presto a capire quando arriva “il bisogno”.

Angela

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