Vaccinazioni: il consenso disinformato.

Impossibile riasVaccinazioni -alla-ricerca-del-rischio-minoresumere in poche righe un libro ben scritto, equilibrato e ben documentato di 330 pagine; riporto solo i concetti che mi hanno più colpito dopo aver letto “Vaccinazioni: alla ricerca del rischio minore” del pediatra Eugenio Serravalle, edito nel 2014. Innanzitutto non è un libro contro i vaccini, ma critico sulla campagna vaccinale italiana così com’è strutturata, con ritmi serrati, secondo calendari rigidi che non tengono conto della storia clinica e familiare del paziente, con parziali informazioni date ai genitori sul contenuto del vaccino e sulle possibili reazioni avverse anche a lungo termine, mischiando vaccinazioni obbligatorie con altre facoltative.

Non si prendono in considerazione solo le vaccinazioni pediatriche: l’autore ripercorre la cronaca dell’annunciata presunta pandemia di influenza suina causata dal virus A/H1N1 nel 2009, conclusasi con un grande spreco di risorse sanitarie da parte di diverse nazioni, profitti astronomici per la casa farmaceutica produttrice del vaccino, milioni di persone in buona salute esposte inutilmente al rischio degli effetti collaterali di vaccini non sufficientemente testati e nessun reale rischio sanitario per la popolazione. Questo è uno degli esempi  in cui si manifesta la potenza dell’industria farmaceutica nel campo dei vaccini, che utilizza la strategia del catastrofismo per fare profitti. Se poi pensiamo che spesso sono le case farmaceutiche a finanziare le riviste mediche e gli studi di ricerca finalizzati a produrre nuovi farmaci e nuovi vaccini è evidente il grande conflitto di interesse in gioco e si capisce perchè non ci siano studi completi che riguardino, ad esempio, una comparazione fra lo stato di salute di bambini vaccinati e non vaccinati o la reale presenza di anticorpi nel paziente dopo l’inoculazione del vaccino.

Un capitolo è dedicato alla vaccinazione proposta alle dodicenni contro il papillomavirus (HPV) per la prevenzione del tumore del collo dell’utero: l’attuale vaccino protegge solo contro alcuni tipi di questo virus, inoltre la sperimentazione è iniziata circa 10 anni fa e il virus impiega più di 20 anni per passare dallo stato di tumore benigno a quello maligno, quindi gli studi sull’efficacia non sono ancora terminati. Una campagna ben fatta per invitare le donne a fare i Pap-test periodici è sicuramente più efficace per la ricerca di eventuali tumori e più economica per le casse pubbliche.

Anche la comunicazione mass-mediatica incide sulla vendita e la prescrizione di vaccini: un caso tipico è quello delle meningiti. Sul portale web dell’epidemiologia per la sanità pubblica si legge che “l’incidenza della meningite nel nostro Paese non costituisce un problema ingente di sanità pubblica, tuttavia la percezione del rischio legata a questa malattia è tale da sollevare il dubbio sulla utilità di vaccinare tutti i bambini”. La percezione del rischio è cosa ben diversa dal rischio stesso, ma i mezzi di informazione sono spesso più potenti delle autorità sanitarie che dovrebbero garantire la salute pubblica, come si è verificato nel 2007 in Veneto quando alcuni casi di menigite hanno messo in allarme tutta la popolazione.

Singolare è anche il caso delle vaccinazioni militari, che pare (anche in questo caso non ci sono prove definitive, ma solo l’evidenza dei fatti) abbiano causato l’insorgere di tumori in numerosi militari dell’ultimo decennio, poichè furono inoculate un numero troppo elevato di dosi in tempi eccessivamente ravvicinati, mandando in tilt il sistema immunitario.

Dal punto di vista della salute pubblica è utile riflettere sul fatto che la riduzione della mortalità infantile da fine 800 ad oggi in Italia ha riguardato malattie per cui non esiste vaccino, come la malaria, la gastroenterite, la colite, l’appendicite, le febbri tifoidi, o per cui non si è praticato il vaccino di massa, come la tubercolosi. Il tasso di mortalità per pertosse e morbillo era già crollato prima della pratica delle vaccinazioni di massa. Nonostante i meriti attribuibili alle vaccinazioni, difficilmente avrebbero avuto un impatto altrettanto efficace sulle condizioni di salute della popolazione senza il parallelo miglioramento delle condizioni igienico sanitarie pubbliche e individuali, della qualità e quantità dell’alimentazione, delle situazioni abitative. Per contro negli ultimi decenni è avvenuto un aumento esponenziale delle vaccinazioni pediatriche, in tempi sempre più anticipati e con dosaggi sempre più ravvicinati inoculati a neonati con un sistema immunitario ancora troppo immaturo: il calendario vaccinale italiano presupporrebbe un quadro di allarme sociale non in linea con le serie storiche sulla mortalità infantile.

Esistono dubbi sulla reale efficacia dei vaccini perchè ogni individuo reagisce in modo diverso sia a breve che a lungo termine, nessuno conosce la durata individuale dell’immunizzazione, né se le risposte immunitarie indotte dai vaccini combinati siano diverse o equivalenti rispetto ai vaccini singoli. Niente si sa delle reazioni che si verificano a medio-lungo termine perchè non ci sono studi adeguati. Tutti i farmaci possono provocare effetti collaterali (perchè anche i vaccini sono farmaci), ma è ben diverso assumere un medicinale in una situazione di necessità consapevoli del rischio, rispetto a praticare una vaccinazione su un bambino sano. Infine rimane una grande amarezza per quelle famiglie che hanno riscontrato sui propri figli un danno da vaccino, ma che non vedono riconosciuta ufficialmente la propria situazione nonostante una legge preveda indennizzi per questo tipo di danni permanenti.

La conclusione di Serravalle è che oggi, nel mondo occidentale, per molti vaccini l’eventualità di reazioni avverse è maggiore della probabilità di contrarre le patologie per cui si viene vaccinati; la scelta è fra due possibilità entrambe remote ma reali: contrarre una malattia o esporsi a reazioni avverse anche gravi e invalidanti. Il rischio non è eliminabile, ma la scelta deve essere fatta in modo consapevole, senza limitarsi a firmare distrattamente con il proprio figlio in braccio un foglio dell’ASL in cui dichiariamo il nostro “consenso informato”.

Oltre a leggere questo libro potete consultare i siti di COMILVA, (Coordinamento del Movimento Italiano per la Libertà delle Vaccinazioni), AsSIS (Assocazione di Studi e Informazione sulla Salute) CONDAV (Coordinamento Nazionale Danneggiati da Vaccino), il blog di Serravalle, VaccinarSì , LeVaccinazioni.

Acquista il libro “Vaccinazioni: alla ricerca del rischio minore. Perchè ho vaccinato i miei figli ma non i miei nipoti”, di Eugenio Serravalle.

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