Il cotone biologico

La coltivazione convenzionale del cotone

Per la coltivazione del cotone vengono generalmente usate numerose sostanze chimiche: concimi di sintesi, stimolatori di crescita e pesticidi. Su scala mondiale  il 22,5% degli insetticidi usati in agricoltura viene utilizzato per il cotone. La coltivazione in monocultura favorisce lo sviluppo di forme di resistenza ai pesticidi da parte di erbacce e insetti nocivi, cosicché l’agricoltore si trova a dover sempre aumentarne la dose instaurando un circolo vizioso dannoso per l’ambiente e per la salute. L’esposizione prolungata alle sostanze chimiche senza adeguati mezzi di protezione causa numerose forme di intossicazione dei contadini e di contaminazione di cibo e acqua. L’uso crescente di pesticidi aumenta inoltre i costi di produzione senza garantire un pari aumento delle entrate: in India sono tristemente noti numerosi casi di suicidio fra i coltivatori di cotone (più di 40.000 agricoltori fra il 1996 e il 2006), prigionieri dei debiti contratti per acquistare pesticidi, concimi e semi di cotone transgenico.

Il cotone richiede per la sua crescita grandi quantità di acqua, nel caso di coltivazioni intensive ciò può danneggiare l’ambiente se viene monopolizzata dal cotone in zone di scarse precipitazioni.

Il cotone transgenico

(Da un articolo di Vandana Shiva apparso su Il Manifesto il 18 marzo 2006)

“I semi assassini dell’industria delle biotecnologie uccidono la biodiversità, i coltivatori e la libertà delle persone. Tra questi vi è il Bt.Cotton della Monsanto che ha già spinto migliaia di agricoltori indiani ai debiti, alla disperazione e alla morte. Il Bt.Cotton, un cotone geneticamente modificato venduto dalla Monsanto, ha ripetutamente deluso gli agricoltori indiani (…): prometteva ai contadini una produzione di 15 quintali per acro e circa 226 dollari di guadagni aggiuntivi, per un gran numero di agricoltori ha causato la perdita di interi raccolti. Molti altri hanno avuto raccolti medi di soli tre quintali per acro. I semi del Bt.Cotton costano ai contadini 36 dollari per acro, i semi dei coltivatori organici solo 10 dollari per acro. Il Bt.Cotton è stato trattato con pesticidi che vengono spruzzati tre volte e mezzo, a un costo di 59 dollari per acro. I coltivatori organici, al contrario, hanno usato sostanze ecologiche che costano meno di nove dollari per acro.”

Nei  semi  del Bt.Cotton sono stati inseriti dei geni che producono tossine nocive per gli insetti della famiglia dei lepidotteri . E’ quindi un cotone transgenico che dovrebbe essere un rimedio contro l’uso massiccio di insetticidi nella coltivazione del cotone, aumentandone inoltre i rendimenti. Le conclusioni degli studi sull’utilizzo di questo cotone danno risultati spesso opposti e variano da zona a zona e da una stagione all’altra. Bisogna però anche considerare un’altra questione, di ordine sociale e culturale: l’utilizzo di cotone transgenico costringe l’agricoltore ad acquistare ogni anno una nuova partita di sementi, causando la dipendenza degli agricoltori nei confronti delle multinazionali agrochimiche; c’è poi il rischio di contaminazioni delle varietà tradizionali da parte delle piante transgeniche.  Continua Vandana Shiva: “non ci faremo asservire dai giganti della genetica. Non permetteremo che i loro semi assassini uccidano i nostri agricoltori e le nostre libertà. Continueremo a conservare i nostri semi come un dovere verso la creazione e verso le nostre comunità. Diffonderemo le zone “ogm-free” come zone della nostra biodiversità e della nostra libertà alimentare. Diffonderemo semi di pace e fermeremo la diffusione di semi di morte”.

Il cotone biologico

cotone“L’agricoltura biologica è un sistema olistico di gestione della produzione che favorisce e migliora la salute dell’agro-ecosistema, ivi compresi la biodiversità, i cicli biologici, e l’attività biologica dei terreni. (…) Si realizza utilizzando, per quanto possibile, metodi agronomici, biologici e meccanici, in opposizione all’utilizzo di materiali sintetici” (definizione dell’Ifoam, International Federation of Organic Agriculture Movements). Il terreno viene concimato con prodotti naturali ed è proibito l’utilizzo di sementi transgeniche. Spesso la produzione biologica è accompagnata da una certificazione di qualità – ad esempio la certificazione GOTS – gestita da enti locali o stranieri. Nel caso del cotone il passaggio, non sempre facile,  dall’agricoltura convenzionale a quella biologica è fonte di numerosi vantaggi: per esempio migliora lo stato di salute degli agricoltori e migliora la capacità di ritenzione dell’acqua del terreno (ottenendo quindi un  minor consumo di acqua). Nonostante un rendimento a volte inferiore rispetto all’agricoltura convenzionale, si registra un aumento dei redditi del produttore dovuto alla sostituzione dei prodotti chimici con sostanze naturali che diminuiscono i costi di produzione; grazie al pagamento di un premio bio, gli agricoltori vendono il cotone biologico a prezzi superiori rispetto a quelli del cotone convenzionale. Dal punto di vista sociale la coltura biologica del cotone favorisce l’autonomia degli agricoltori e li incita a raggrupparsi, accrescendo il loro potere nella filiera.

Ho tratto queste informazioni da un interessante e documentato volume: Cotone sulla pelle. Agricoltura, ambiente, lavoro, mercato sul filo del prodotto più sporco del mondo. A cura di Paola Placido e Simonetta Lorigliola, Collana I dossier Ctm Altromercato/11, giugno 2006

Il cotone biologico usato per i prodotti Popolini e Iobio proviene dalla Turchia, mentre la produzione è in Ungheria (visita la fabbrica!). Per altre informazioni visitare il sito www.popolini.it

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